L’infertilità di coppia riguarda una coppia su sei e non è mai un problema di una sola persona. Cause femminili, maschili e di coppia, quando rivolgersi a uno specialista, il percorso diagnostico e le opzioni terapeutiche. Una guida completa per orientarsi insieme.
L’infertilità è una condizione che incide profondamente sulla vita di chi la attraversa, e che ha caratteristiche molto particolari rispetto ad altri ambiti della medicina. Non c’è un dolore acuto, non c’è una diagnosi rapida da fare, non c’è — quasi mai — un’unica causa identificabile. C’è invece un’attesa che si prolunga nel tempo, una serie di test che si accumulano, un peso emotivo che cresce mese dopo mese, e una sensazione spesso descritta dalle coppie come di “essere sospese”, di non poter andare avanti con la propria vita finché qualcosa non si sblocca.
In studio mi capita spesso di ricevere coppie che arrivano con due preoccupazioni distinte. La prima è clinica: “Cosa c’è che non va? Quali esami servono? Quanto tempo abbiamo?”. La seconda è emotiva: “Ce la faremo? Saremo capaci di sostenere questo percorso?”. Sono due dimensioni che vanno affrontate insieme, perché un percorso di infertilità ben costruito non è solo una sequenza di accertamenti tecnici, ma un accompagnamento che tiene conto della coppia nella sua interezza.
Questo articolo è pensato come una guida completa all’infertilità di coppia: cosa è, quando rivolgersi a uno specialista, quali sono le cause possibili, come si svolge il percorso diagnostico, quali sono le opzioni terapeutiche, come affrontare la dimensione emotiva. È un articolo lungo — perché il tema lo richiede — e ha al suo interno collegamenti puntuali a tutti gli approfondimenti specifici già pubblicati sul blog. Funziona quindi anche come una mappa: puoi leggerlo dall’inizio alla fine, oppure scorrere direttamente alla sezione che ti riguarda di più e da lì approfondire con gli articoli dedicati.
Una premessa che mi preme. L’infertilità non riguarda mai una sola persona, ma la coppia. Affrontare il tema insieme, senza colpe né responsabilità individuali, è il primo passo per intraprendere un percorso consapevole. Questa frase, che ripeto spesso in studio, è la cornice all’interno della quale ho costruito tutto quello che leggerai.
Cosa significa “infertilità di coppia”
La definizione clinica è chiara: si parla di infertilità di coppia quando una coppia non riesce a ottenere una gravidanza dopo 12 mesi di rapporti regolari, non protetti, in una donna sotto i 35 anni. Il limite scende a 6 mesi nelle donne sopra i 35 anni, perché in questa fascia d’età il tempo è una variabile critica e non ha senso aspettare oltre prima di iniziare gli accertamenti.
È una condizione frequente, che riguarda — secondo dati italiani e internazionali — circa una coppia su sei nei Paesi industrializzati. La percentuale è in costante aumento negli ultimi decenni, per ragioni che hanno a che fare con fattori sociali (l’età sempre più avanzata a cui si cerca la prima gravidanza), ambientali (esposizione a inquinanti, interferenti endocrini), di stile di vita (fumo, alimentazione, sovrappeso), e anche — non bisogna dimenticarlo — con una crescente disponibilità diagnostica che porta a identificare situazioni che in passato sarebbero rimaste sconosciute.
Infertilità e sterilità: due termini diversi
Una distinzione utile, anche se poco usata nel linguaggio comune:
- Infertilità: difficoltà a ottenere una gravidanza, spesso temporanea o trattabile
- Sterilità: incapacità definitiva a concepire, legata a una causa permanente
Nella stragrande maggioranza dei casi, quello con cui ci si confronta è una situazione di infertilità, non di sterilità. È una distinzione importante perché orienta diversamente le aspettative: l’infertilità è un problema da affrontare, non un destino da accettare.
Quando rivolgersi a uno specialista
La regola di base — 12 mesi di tentativi, 6 mesi sopra i 35 anni — è un’indicazione generale, ma esistono situazioni in cui ha senso anticipare la valutazione. Vale la pena prenotare una visita senza aspettare se:
- La donna ha cicli irregolari o assenti da tempo, perché può indicare un disturbo dell’ovulazione
- C’è una storia di endometriosi già diagnosticata, o sintomi che la fanno sospettare
- Ci sono stati uno o più aborti spontanei precedenti
- Ci sono patologie note che possono interferire con il concepimento (PCOS, malattie autoimmuni, alterazioni tiroidee importanti)
- Uno dei partner ha avuto interventi chirurgici pelvici o addominali importanti
- C’è una storia di infezioni sessualmente trasmesse nel passato di uno dei due partner
- La donna ha più di 38 anni e c’è il desiderio di una gravidanza: in questa fase, anche pochi mesi di tentativi senza risultato meritano una valutazione
Sui tempi di una prima valutazione ho scritto un articolo specifico — dopo quanto tempo fare una visita per infertilità — che approfondisce questi criteri in modo più articolato.
Una considerazione che mi sembra importante ribadire: rivolgersi precocemente a uno specialista non significa “entrare in un percorso di PMA”. Significa fare il punto della situazione, individuare eventuali cause modificabili, e — solo se necessario — orientarsi verso percorsi più strutturati. Molte coppie, dopo la prima valutazione, riescono a concepire spontaneamente nei mesi successivi grazie a interventi mirati: correzione di alterazioni ormonali, miglioramento dello stile di vita, gestione di patologie sottostanti. Sapere è meglio che immaginare, e quasi sempre meno spaventoso di quanto si pensi.
Le cause: una mappa completa
Le cause di infertilità si distribuiscono storicamente in tre grandi categorie: fattore femminile (circa 35-40% dei casi), fattore maschile (circa 30-35%), fattore di coppia o inspiegato (il restante 25-30%, che comprende sia situazioni con cause combinate, sia casi senza una causa identificabile). Sono percentuali che variano leggermente tra studi, ma il messaggio centrale è chiaro: il fattore maschile è coinvolto in circa la metà dei casi di infertilità, e questo cambia profondamente il modo in cui andrebbe impostato il percorso diagnostico.
Cause femminili
Le cause più frequenti di infertilità femminile sono:
- Disturbi dell’ovulazione: cicli anovulatori o irregolari. La causa più frequente in questa categoria è la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), su cui ho due articoli — uno generale sulla sindrome dell’ovaio policistico e uno specifico su PCOS e ricerca di gravidanza che esplora le strategie nelle donne con PCOS che desiderano un figlio
- Patologia tubarica: tube ostruite, danneggiate, o con alterazioni funzionali. Sull’argomento ho un articolo dedicato — tube chiuse o danneggiate — che esplora cause, diagnosi e opzioni
- Endometriosi: la condizione coinvolge circa il 10% delle donne in età fertile e contribuisce all’infertilità con meccanismi diversi. Ho dedicato un articolo specifico al rapporto tra endometriosi e fertilità
- Riserva ovarica ridotta: una quantità di follicoli inferiore alla media per l’età. È un tema su cui c’è molta confusione e di cui ho parlato in riserva ovarica bassa e AMH basso: cosa significa davvero
- Anomalie uterine: malformazioni (utero setto, utero bicorne), fibromi sottomucosi, polipi, sinechie
- Cisti ovariche che, in alcuni casi specifici, possono interferire con la funzione ovarica
- Disturbi endocrini: alterazioni tiroidee, iperprolattinemia, disordini surrenalici
- Età avanzata: la fertilità diminuisce progressivamente dopo i 35 anni, in modo accelerato dopo i 38. Sul tema della gravidanza dopo i 35 anni ho un articolo dedicato
Cause maschili
Le cause più frequenti di infertilità maschile sono:
- Alterazioni del liquido seminale: ridotto numero (oligozoospermia), motilità (astenozoospermia), morfologia (teratozoospermia) degli spermatozoi, o combinazione di queste. Il primo esame da fare per inquadrare il fattore maschile è lo spermiogramma, su cui ho un articolo dedicato che spiega come si esegue, quali sono i valori di riferimento aggiornati alle linee guida OMS, e come si leggono i risultati
- Varicocele: dilatazione delle vene del plesso pampiniforme, è una delle cause più frequenti di alterazione seminale
- Infezioni delle vie seminali, in atto o pregresse
- Disturbi ormonali: alterazioni di testosterone, FSH, LH, prolattina
- Cause genetiche: microdelezioni del cromosoma Y, alterazioni cromosomiche, mutazioni del gene CFTR
- Frammentazione del DNA spermatico: un’alterazione qualitativa che può sussistere anche con uno spermiogramma di routine normale, e che si valuta con esami specifici
- Esiti di traumi, interventi chirurgici, terapie pregresse (chemioterapia, radioterapia)
- Disfunzioni eiaculatorie o erettive
Cause di coppia e infertilità inspiegata
In una percentuale significativa di coppie — circa il 15-20% — non si trova una causa precisa nemmeno dopo accertamenti completi. Si parla in questi casi di infertilità inspiegata o idiopatica. Non significa che non ci sia una causa, ma che gli strumenti diagnostici attuali non sono in grado di identificarla. Anche in queste situazioni, esistono percorsi terapeutici e di procreazione assistita con buone probabilità di successo.
Esistono poi situazioni di infertilità di coppia in senso stretto, in cui ciascun partner singolarmente sarebbe potenzialmente fertile, ma la combinazione specifica della coppia non porta al concepimento. Sono casi più rari ma documentati.
Aborti ripetuti: una categoria a parte
Quando una donna riesce a concepire ma non a portare a termine la gravidanza, e questo si ripete più volte, si parla di abortività ricorrente o poliabortività. È una condizione diversa dall’infertilità in senso stretto, ma è strettamente correlata e va affrontata con criteri specifici. Sull’argomento ho un articolo dedicato — aborti ripetuti: cause e accertamenti — che approfondisce le linee guida internazionali aggiornate.
Stile di vita: una variabile spesso sottovalutata
Vorrei aggiungere una categoria a sé, anche se non è una “causa” nel senso clinico: lo stile di vita. Fumo, sovrappeso, sottopeso, alcol, alimentazione, attività fisica, stress, esposizioni ambientali hanno un peso documentato sulla fertilità di entrambi i partner. Non sono sempre la causa principale, ma sono quasi sempre un fattore che concorre — in modo modificabile — al quadro. Ho dedicato un articolo specifico al tema — stile di vita e fertilità di coppia — distinguendo quello che fa davvero la differenza da quello che viene spesso amplificato senza vere evidenze.
Il percorso diagnostico: gli esami che servono davvero
Una volta deciso di affrontare il tema, comincia un percorso di accertamenti che — se ben impostato — è efficiente e mirato. Voglio sottolinearlo perché capita spesso che le coppie arrivino con un’accumulazione di esami fatti in modo disorganizzato, che non danno un quadro coerente. Un buon percorso diagnostico parte da una visita di coppia, in cui si raccoglie la storia clinica di entrambi, e da lì si decidono gli accertamenti necessari.
La prima visita di coppia
La prima visita è il momento più importante del percorso, perché orienta tutto quello che viene dopo. Si raccoglie l’anamnesi completa — storia ginecologica e ostetrica della donna, storia clinica generale di entrambi i partner, eventuali fattori di rischio, abitudini di vita, durata dei tentativi — e si esegue una visita ginecologica con ecografia transvaginale di base.
Già dalla prima visita si può avere un’idea iniziale del quadro, e si possono richiedere gli accertamenti più appropriati. Idealmente, alla prima visita partecipano entrambi i partner. Se non è possibile, è importante che la coppia condivida poi quanto detto e che il partner venga inserito nel percorso quanto prima.
Gli esami per la donna
Gli accertamenti più frequentemente richiesti sono:
- Esami ormonali di base: FSH, LH, estradiolo, AMH, prolattina, TSH e ormoni tiroidei, testosterone. Idealmente al 2°-4° giorno del ciclo per i parametri di riserva ovarica. Ho dedicato un articolo ai test della fertilità femminile che spiega quali esami sono davvero utili e quando farli
- Ecografia transvaginale: per valutare anatomia uterina e ovarica, conta dei follicoli antrali, eventuali patologie associate
- Valutazione della pervietà tubarica: tramite isterosalpingografia o sonoisterosalpingografia, in casi selezionati. È un esame che spesso preoccupa, ma che — preparato bene — è ben gestibile
- Monitoraggio ecografico dell’ovulazione: utile in casi specifici, soprattutto in donne con cicli irregolari o per ottimizzare i tentativi di concepimento
- Eventuali approfondimenti: cariotipo, esami genetici, indagini per malattie autoimmuni o trombofilie in situazioni cliniche specifiche
Gli esami per il partner
Sono spesso meno articolati di quelli per la donna, ma altrettanto importanti:
- Spermiogramma: il primo esame, quello che dà più informazioni con il minimo investimento. Va eseguito in laboratori esperti, con la giusta preparazione
- Esami ormonali: in caso di alterazioni dello spermiogramma o sospetti specifici
- Ecografia testicolare: per escludere varicoceli o altre patologie locali
- Test della frammentazione del DNA spermatico: in casi selezionati, soprattutto in presenza di aborti ripetuti o di alterazioni borderline dello spermiogramma
- Esami genetici: in casi di oligozoospermia severa o azoospermia
Quasi sempre la valutazione del partner viene fatta in collaborazione con un andrologo o urologo esperto in fertilità maschile.
Esami per la coppia
Sono richiesti per legge in caso di accesso a tecniche di PMA, ma sono utili in ogni percorso di valutazione dell’infertilità:
- Esami infettivologici di routine (HIV, HCV, HBV, sifilide)
- Eventuali esami immunologici o di compatibilità in situazioni specifiche
Le opzioni terapeutiche: dalla strategia più semplice alla più complessa
Una volta inquadrate le cause, le opzioni terapeutiche si distribuiscono su un percorso scalare, dalla strategia meno invasiva alla più complessa. Il principio è semplice: si parte dall’opzione più adatta alla situazione clinica della coppia, riservando le tecniche più impegnative ai casi in cui sono effettivamente indicate.
1. Correzione di cause modificabili
Quando si identifica una causa correggibile — un’alterazione tiroidea, un’iperprolattinemia, un’infezione, un fattore di stile di vita — il primo intervento è correggere quella. In molti casi, questo è sufficiente: le coppie ottengono la gravidanza spontaneamente nei mesi successivi. Sono i casi più gratificanti della pratica clinica, perché si risolve un problema senza dover ricorrere a tecniche complesse.
2. Stimolazione dell’ovulazione e monitoraggio mirato
Per donne con disturbi dell’ovulazione — in particolare PCOS — l’induzione farmacologica dell’ovulazione con letrozolo (oggi prima scelta nelle linee guida internazionali) o clomifene può essere sufficiente. Spesso si associa al monitoraggio ecografico per identificare il momento esatto dell’ovulazione e ottimizzare i tempi dei rapporti.
3. Chirurgia, quando indicata
In presenza di patologie specifiche — fibromi sottomucosi, polipi endometriali, malformazioni uterine, idrosalpinge — la chirurgia (in genere isteroscopia o laparoscopia, mininvasive) può rimuovere l’ostacolo e ripristinare le condizioni favorevoli alla gravidanza. Va sempre valutata con prudenza, soprattutto la chirurgia ovarica nelle donne con desiderio di gravidanza, perché può ridurre la riserva ovarica.
4. Procreazione medicalmente assistita (PMA)
Quando le strategie precedenti non sono efficaci o appropriate, si entra nel mondo della procreazione medicalmente assistita. Le tecniche principali sono:
- Inseminazione intrauterina (IUI): tecnica di primo livello, meno invasiva, indicata in casi specifici. Ho un articolo dedicato su come funziona l’IUI, indicazioni e percentuali di successo
- FIVET (fecondazione in vitro) e ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo): tecniche di secondo livello, più complesse, con indicazioni specifiche diverse. Ho un articolo che chiarisce differenze tra FIVET e ICSI e quando si sceglie l’una o l’altra
- PMA eterologa: con donazione di gameti, permessa in Italia dal 2014
- Preservazione della fertilità: il congelamento degli ovociti è un’opzione che merita di essere considerata in alcune situazioni cliniche specifiche
Sul quadro normativo italiano, sui costi, sulla differenza tra centri pubblici e privati, ho un articolo dedicato — PMA in Italia: pubblico, privato e Legge 40 — che è stato aggiornato dopo l’ingresso della PMA nei LEA del 1° gennaio 2025.
Una considerazione importante sui tempi: un percorso PMA può essere più lungo di quanto le coppie immaginino. Ho dedicato un articolo specifico al tema — quanto dura un percorso di PMA: tempi, attese e scenari realistici — perché conoscere i tempi reali aiuta enormemente a vivere meglio il percorso.
La dimensione emotiva: un aspetto che non va trascurato
C’è una parte dell’infertilità di cui i protocolli medici parlano poco, ma che le coppie vivono in modo intenso: la dimensione emotiva. Il senso di inadeguatezza (“perché a me?”), la pressione sociale e familiare, la difficoltà a parlarne con amici e parenti, l’effetto sulla coppia stessa, il peso dell’attesa mensile, la frustrazione dei risultati negativi.
Sono dimensioni reali, documentate dalla letteratura scientifica con tassi più elevati di ansia, depressione e disturbo da stress post-traumatico nelle coppie con infertilità prolungata. Riconoscerle è importante, perché aiuta a non viverle come “debolezza” individuale ma come parte normale dell’esperienza.
Alcuni principi che condivido in studio:
- Parlarne è importante. Non è ostentazione, è una forma di cura. Si può parlarne con il proprio partner, con un’amica fidata, con il medico di riferimento, e — quando utile — con uno psicologo specializzato in medicina della riproduzione.
- La coppia va protetta. Un percorso di infertilità mette alla prova le relazioni, e mantenere uno spazio per la coppia oltre il “progetto figlio” è uno degli investimenti più importanti.
- Il supporto professionale è uno strumento, non un’ammissione di sconfitta. Molti centri di PMA hanno psicologi integrati nel percorso. È una risorsa, vale la pena considerarla.
- Le pause sono ammesse. Un percorso PMA può durare a lungo, ed è normale aver bisogno di prendersi del tempo tra un tentativo e l’altro per ricaricare le energie.
Su questi temi torno anche nell’articolo dedicato ai tempi e alle attese del percorso PMA, dove la dimensione emotiva del tempo viene trattata in modo specifico.
Il ruolo della ginecologa di fiducia nel percorso
Una domanda che mi sento fare spesso è: “Se faccio la PMA in un centro, che ruolo hai tu?”. È una buona domanda, e la risposta — almeno il modo in cui io la interpreto — è chiara.
La ginecologa di fiducia non sostituisce il centro di PMA: il centro è quello che esegue le procedure, gestisce i protocolli di stimolazione, segue i transfer, ha l’expertise specifica della medicina della riproduzione. Ma la ginecologa di fiducia ha un ruolo che il centro PMA non può svolgere completamente: è la figura continuativa nel percorso della coppia.
Concretamente, questo significa:
- Orientare la coppia all’inizio: capire se è il momento di rivolgersi a un centro PMA, quale tipo di percorso può essere più indicato, quale centro può essere più adatto alla situazione specifica
- Offrire un parere indipendente sulle indicazioni e sulle scelte proposte, soprattutto nei momenti di rivalutazione dopo cicli senza successo
- Mantenere la continuità per la salute ginecologica generale durante e dopo il percorso
- Seguire la gravidanza quando arriva, anche se ottenuta con PMA, e tornare a essere riferimento ginecologico per tutte le fasi successive della vita
Per me, accompagnare una coppia in un percorso di infertilità è uno degli aspetti più impegnativi ma anche più gratificanti della mia professione. È un lavoro che richiede preparazione tecnica, ma soprattutto capacità di ascolto, presenza, continuità.
Una parola finale
L’infertilità di coppia è una condizione frequente, ma non è una condanna. Per la maggior parte delle coppie che la attraversano, esiste un percorso che porta — con tempi e modi diversi — al risultato sperato. Quello che fa la differenza è la qualità del percorso: l’inquadramento precoce, l’identificazione delle cause modificabili, la scelta delle tecniche adeguate, la sostenibilità di lungo periodo.
Vorrei lasciare tre messaggi pratici a chi sta leggendo questo articolo. Primo: non aspettare troppo prima di chiedere una valutazione. I tempi della fertilità sono biologicamente vincolati, e iniziare presto non significa entrare immediatamente in un percorso aggressivo, ma fare il punto. Secondo: affronta il percorso come coppia, dall’inizio. Anche quando il problema sembra “femminile” o “maschile”, la valutazione completa va fatta su entrambi i partner. Terzo: scegli un riferimento medico di cui ti fidi. Sia che si tratti della ginecologa di fiducia, sia del centro PMA, sia dello specialista andrologo, avere persone competenti e umane al proprio fianco fa una differenza enorme.
Affrontare l’infertilità come coppia significa togliere il peso del giudizio individuale e trasformare il percorso in un’esperienza di consapevolezza e collaborazione. Con il giusto supporto medico e umano, molte difficoltà possono essere comprese e affrontate.
Se siete una coppia che sta attraversando questo momento, e volete fare il punto della situazione con calma e senza pressione, sono a disposizione per una visita. Mi occupo del percorso per l’infertilità di coppia a Palermo.
Possiamo guardare insieme la vostra storia, decidere quali sono gli esami più utili per la vostra situazione specifica, e impostare insieme un percorso che abbia senso nei vostri tempi e nelle vostre condizioni.
Fonti: ISSalute – Infertilità: cause, diagnosi e trattamenti

Hai dubbi sulla tua salute ginecologica?
Sono la Dott.ssa Maria Vullo, ginecologa specializzata in ostetricia, ginecologia e medicina della riproduzione.
Mi occupo della salute della donna in ogni fase della vita, con un approccio basato sull’ascolto, sulla chiarezza e su percorsi personalizzati.







