PCOS e ricerca di gravidanza: il percorso e le opzioni concrete

Per la maggior parte delle donne con PCOS che desidera figli, la gravidanza è possibile — purché il percorso sia inquadrato bene. Dal lavoro sullo stile di vita al letrozolo, dalle gonadotropine alla PMA: come funziona il percorso scalare aggiornato alle linee guida 2023.

Donna con PCOS in consulenza ginecologica per impostare il percorso di ricerca della gravidanza

La sindrome dell’ovaio policistico è una delle condizioni che incontro più frequentemente in studio. È anche una delle più fraintese, perché ha un’enorme variabilità di presentazione e perché il suo nome — “ovaio policistico” — è fuorviante (non si tratta di vere cisti, ma di un quadro ovarico caratteristico). Sull’inquadramento generale della PCOS — cosa è, come si diagnostica, come si gestisce nei vari aspetti — ho già un articolo dedicato sul blog (sindrome dell’ovaio policistico) a cui rimando come premessa. In questo articolo, invece, vorrei concentrarmi su un aspetto specifico e particolarmente importante: cosa succede quando una donna con PCOS cerca una gravidanza.

È un tema che merita uno spazio a sé per diverse ragioni. La prima: la PCOS è la causa più frequente di disturbi dell’ovulazione, e quindi una delle cause più comuni di infertilità femminile. Si stima che circa il 70-80% delle donne con PCOS sintomatica abbia difficoltà di ovulazione che possono interferire con il concepimento spontaneo. La seconda: il percorso per ottenere una gravidanza nelle donne con PCOS ha caratteristiche specifiche, con strategie diverse rispetto ad altre forme di infertilità. La terza: nelle donne con PCOS che ottengono una gravidanza, ci sono alcuni aspetti specifici da monitorare anche durante la gestazione.

Vorrei premettere una cosa importante. Le pazienti con PCOS arrivano spesso in studio con una grande paura: “Non potrò avere figli”. Non è così. La maggior parte delle donne con PCOS che desidera una gravidanza arriva a ottenerla, anche se a volte attraverso percorsi che richiedono un po’ di pazienza e di accompagnamento medico. Il messaggio di fondo è di realismo informato: serve un percorso, ma esiste.


Perché la PCOS complica il concepimento

Per capire bene il percorso, conviene partire dal “perché”. Il problema centrale della PCOS rispetto alla fertilità è il disordine dell’ovulazione.

In una donna con cicli normali, ogni mese un follicolo dominante matura e libera un ovocita capace di essere fecondato (l’ovulazione). Nelle donne con PCOS, lo squilibrio ormonale tipico della sindrome — iperandrogenismo, resistenza insulinica, alterazione del rapporto LH/FSH — interferisce con questa maturazione regolare. Il risultato è che i follicoli iniziano a svilupparsi ma non arrivano alla maturazione completa: rimangono “in coda”, si accumulano nelle ovaie (da qui l’aspetto policistico all’ecografia), ma non rilasciano l’ovocita.

Da questo derivano tre conseguenze pratiche per la fertilità:

  • Cicli irregolari o assenti, con ovulazioni saltuarie o del tutto assenti per mesi
  • Difficoltà a identificare il momento fertile: anche quando l’ovulazione avviene, è spesso imprevedibile
  • Anovulazione cronica: in alcune forme della sindrome, l’ovulazione non avviene praticamente mai

C’è poi un secondo elemento, spesso sottovalutato. La resistenza insulinica, frequentemente presente nelle donne con PCOS (soprattutto in quelle con sovrappeso), contribuisce direttamente al disordine ovulatorio. Insulina alta nel sangue stimola le ovaie a produrre più androgeni, gli androgeni interferiscono con la maturazione follicolare, e si crea un circolo vizioso che peggiora il quadro. Capire questo legame è fondamentale, perché è uno degli ambiti su cui si può intervenire in modo concreto.

Esistono poi alcune evidenze, ancora oggetto di studio, su un possibile coinvolgimento della PCOS anche su altri aspetti della riproduzione: una leggera predisposizione agli aborti precoci (su cui ho un articolo dedicato — aborti ripetuti), un rischio maggiormente di alcune complicanze in gravidanza (diabete gestazionale, ipertensione, preeclampsia), un possibile impatto sulla qualità ovocitaria. Ma il punto principale resta l’ovulazione.


Il percorso scalare: dall’azione meno invasiva alla più invasiva

Le linee guida internazionali aggiornate sulla gestione della PCOS — le più recenti sono del 2023, sviluppate congiuntamente da diverse società scientifiche tra cui l’European Society of Human Reproduction and Embryology — propongono un approccio scalare. Si parte sempre dalle strategie meno invasive e si avanza solo se necessario. È un principio importante, perché vale la pena lavorare prima sui meccanismi di base e solo dopo, se serve, ricorrere a strumenti più impegnativi.

Vediamo i diversi livelli del percorso.

Primo livello: lo stile di vita

Per le donne con PCOS in sovrappeso o con obesità, la modifica dello stile di vita è il primo e più efficace intervento. Non lo dico come consiglio generico ma con un’evidenza scientifica solida: anche una perdita di peso modesta — nell’ordine del 5-10% del peso corporeo — può ripristinare l’ovulazione regolare in una percentuale significativa di donne. È uno degli interventi con il miglior rapporto sforzo/beneficio in tutta la medicina della fertilità.

Il principio biologico è semplice: ridurre il grasso corporeo riduce la resistenza insulinica, riduce gli androgeni, ripristina un equilibrio ormonale più favorevole. È un effetto a cascata che si traduce, concretamente, in cicli più regolari e in ritorno dell’ovulazione spontanea.

Su cosa funziona davvero in questo contesto vorrei essere chiara. Non esistono diete “miracolose” per la PCOS. Quello che funziona, secondo le evidenze, è:

  • Un’alimentazione equilibrata di tipo mediterraneo, con riduzione degli zuccheri semplici e dei cibi ultraprocessati
  • Un’attività fisica regolare e sostenibile, integrata nella routine quotidiana, non episodica
  • Un percorso graduale e sostenibile nel tempo, non interventi drastici che durano poche settimane

Sull’argomento dello stile di vita e fertilità ho un articolo specifico — stile di vita e fertilità di coppia — dove esploro più in dettaglio le strategie supportate da evidenze.

Una nota importante: per le donne con PCOS normopeso, lo stile di vita ha un peso minore. La PCOS esiste anche in donne con BMI nella norma, in cui i meccanismi sono prevalentemente ormonali e non metabolici. In queste situazioni si passa più rapidamente alle strategie farmacologiche.

Secondo livello: la metformina e gli inositoli

La metformina è un farmaco originariamente sviluppato per il diabete di tipo 2, ma con un ruolo consolidato anche nella PCOS. Agisce migliorando la sensibilità all’insulina, e in molte donne contribuisce a ripristinare cicli più regolari e a favorire l’ovulazione. È spesso prescritta in associazione con i cambiamenti dello stile di vita, e ha il vantaggio di poter essere proseguita anche in gravidanza nei casi con indicazione specifica.

Gli inositoli (in particolare il mio-inositolo e il D-chiro-inositolo) sono integratori che hanno mostrato un effetto positivo sulla resistenza insulinica e sulla funzione ovulatoria in molti studi. Non sostituiscono la metformina nei casi più importanti, ma sono un’opzione utile soprattutto nelle forme più lievi o in associazione con altre terapie. Vanno comunque usati su indicazione medica: non sono “innocui” come spesso vengono percepiti, e dosaggio e durata vanno calibrati.

In questa fase, in genere si continua a monitorare il ciclo per verificare se l’ovulazione si ripristina spontaneamente. Strumenti utili includono il calcolo della temperatura basale (più semplice ma meno preciso), gli stick urinari per l’LH, e in alcuni casi il monitoraggio ecografico dell’ovulazione per confermare che le terapie stiano funzionando.

Terzo livello: l’induzione dell’ovulazione con farmaci

Quando le strategie precedenti non hanno permesso di ripristinare un’ovulazione regolare, o quando il tempo a disposizione è limitato (donne sopra i 35 anni, durata significativa dei tentativi), si passa all’induzione farmacologica dell’ovulazione.

Su questo aspetto le linee guida hanno avuto un cambiamento importante negli ultimi anni. Per decenni il farmaco di prima scelta è stato il clomifene citrato, un modulatore degli estrogeni assunto per via orale. Oggi, le linee guida internazionali del 2023 raccomandano il letrozolo come prima scelta nelle donne con PCOS, perché ha mostrato in studi randomizzati di indurre più ovulazioni e di portare più nascite vive rispetto al clomifene.

Sia il letrozolo che il clomifene si assumono per via orale per qualche giorno all’inizio del ciclo. L’efficacia è generalmente buona: una larga parte delle donne con PCOS ovula con questi farmaci, e di queste molte ottengono una gravidanza spontanea nei primi cicli. È un trattamento ambulatoriale, ben tollerato, di costo molto contenuto.

Quando il letrozolo o il clomifene non funzionano, si può passare alle gonadotropine iniettabili (FSH), che stimolano direttamente le ovaie. Sono farmaci più potenti, che richiedono un monitoraggio ecografico ravvicinato per evitare il rischio principale: l’iperstimolazione ovarica (una complicanza a cui le donne con PCOS sono particolarmente predisposte, per il numero elevato di follicoli che possono attivarsi simultaneamente). Per questo, le gonadotropine vanno usate con cautela e in centri con esperienza specifica.

Quarto livello: la procreazione medicalmente assistita

Quando l’induzione farmacologica non porta a una gravidanza, o quando coesistono altri fattori di infertilità nella coppia, si passa alla PMA. Le tecniche utilizzate sono le stesse degli altri scenari di infertilità: inseminazione intrauterina (IUI) nei casi più semplici, FIVET o ICSI nelle situazioni più complesse.

Per le donne con PCOS, i protocolli di PMA hanno alcune caratteristiche specifiche, perché — come dicevo — il rischio di iperstimolazione è particolarmente elevato. I centri esperti utilizzano protocolli “soft”, monitoraggio molto ravvicinato, e in molti casi preferiscono il transfer differito (cioè la crioconservazione di tutti gli embrioni con trasferimento in cicli successivi) per ridurre il rischio. Sul quadro normativo italiano della PMA, ho un articolo dedicato — PMA pubblico, privato e Legge 40.

Va detto, e questa è una buona notizia, che le donne con PCOS che ricorrono alla PMA hanno spesso ottime risposte alla stimolazione (proprio per il numero elevato di follicoli disponibili), e quindi tassi di successo generalmente buoni — purché la stimolazione sia gestita con la dovuta cautela.


Il ruolo del partner: anche qui, la coppia

Un punto su cui torno sempre: anche quando la causa principale di un’infertilità è chiaramente identificata in uno dei due partner — come può sembrare nella PCOS — la valutazione della fertilità deve sempre essere di coppia. Mi capita di vedere coppie che hanno passato mesi o anni a curare la PCOS della donna, senza mai aver fatto uno spermiogramma al partner. È un errore frequente, e che può far perdere tempo prezioso.

Il principio è semplice: anche se la donna ha una PCOS, il partner può comunque avere alterazioni del liquido seminale che concorrono al quadro di infertilità. E in alcune coppie, paradossalmente, dopo aver “curato” la PCOS si scopre che la difficoltà a concepire persisteva anche per ragioni maschili. Iniziare il percorso con una valutazione completa di coppia, fin dall’inizio, è la scelta più razionale.


Quanto tempo darsi prima di passare al livello successivo

Una domanda che le coppie pongono spesso è: “Per quanto tempo proviamo a questo livello, prima di passare oltre?”. La risposta dipende molto dall’età e dalla situazione specifica.

In linea di massima, una ragionevole regola di orientamento è:

  • Stile di vita + metformina/inositoli: 3-6 mesi di osservazione, per verificare se l’ovulazione si ripristina
  • Letrozolo o clomifene: 3-6 cicli con ovulazione effettiva, prima di considerare di passare oltre
  • Gonadotropine + monitoraggio: 3-6 cicli, poi rivalutazione

Sopra i 35 anni, i tempi vanno compressi. Sopra i 38, ancora di più. Il principio di base è non perdere tempo con cicli che non funzionano: se dopo 3-4 mesi a un livello non si ottiene il risultato sperato (ovulazione, poi gravidanza), conviene rivalutare la strategia con la propria ginecologa o con il centro di PMA. Per inquadrare meglio il tema dei tempi, ho un articolo dedicato — dopo quanto tempo fare una visita per infertilità.


Una volta ottenuta la gravidanza: le attenzioni specifiche

Per le donne con PCOS che ottengono una gravidanza, ci sono alcuni aspetti specifici da monitorare con attenzione, perché la PCOS è associata a un rischio leggermente aumentato di alcune complicazioni gestazionali.

Diabete gestazionale

La resistenza insulinica tipica della PCOS predispone allo sviluppo di diabete gestazionale. Le linee guida raccomandano uno screening precoce in queste pazienti, in genere con un test da carico glicemico nel primo trimestre e poi ripetuto alla 24-28esima settimana.

Disturbi ipertensivi

Esiste un rischio leggermente aumentato di ipertensione gestazionale e preeclampsia nelle donne con PCOS. Il monitoraggio pressorio attento durante la gravidanza, e l’attenzione a parametri come la proteinuria, sono importanti.

Aborto spontaneo precoce

Il rischio di aborto spontaneo nei primi mesi sembra essere lievemente più elevato nelle donne con PCOS, soprattutto in quelle con obesità o forme metaboliche importanti. Il monitoraggio nei primi mesi è quindi particolarmente raccomandato. Su questo aspetto rimando all’articolo specifico — aborti ripetuti.

Cura post-parto

Dopo il parto, la PCOS non sparisce: torna alla sua espressione precedente la gravidanza. È quindi importante riprendere il follow-up della sindrome anche dopo la nascita, sia per la gestione dei sintomi sia per ridurre i rischi metabolici a lungo termine.


Una parola finale

La PCOS è una condizione che condiziona il percorso verso la gravidanza, ma non lo preclude. Per la maggior parte delle donne con PCOS che desidera figli, il percorso esiste e funziona, purché venga affrontato con il giusto inquadramento e — soprattutto — con il giusto timing.

Quello che vorrei lasciare come messaggio è triplice. Primo: non bisogna né minimizzare né drammatizzare la PCOS. È una condizione gestibile, ma va presa sul serio. Secondo: lo stile di vita è il primo strumento della medicina della PCOS, non un consiglio generico. Investire energie su questo, prima di cercare scorciatoie farmacologiche, ha senso. Terzo: il fattore tempo è fondamentale. Se dopo 6-12 mesi di tentativi con strategie ben condotte la gravidanza non arriva, vale la pena rivalutare il percorso e considerare di scalare al livello successivo, senza ostinarsi.

Per chi cerca un inquadramento istituzionale aggiornato della sindrome, l’Istituto Superiore di Sanità ha una pagina dedicata che è un buon punto di partenza per la comprensione generale.

Se hai una diagnosi di PCOS e stai pensando a una gravidanza, o se hai cicli irregolari da tempo e vorresti capire come muoverti, sono a disposizione per una visita. Seguo il percorso per PCOS e ricerca di gravidanza a Palermo: possiamo guardare insieme la tua situazione specifica, capire qual è il livello del percorso che ha senso iniziare nel tuo caso, e impostare una strategia chiara nei tempi e negli obiettivi.

Hai dubbi sulla tua salute ginecologica?

Hai dubbi sulla tua salute ginecologica?

Sono la Dott.ssa Maria Vullo, ginecologa specializzata in ostetricia, ginecologia e medicina della riproduzione.
Mi occupo della salute della donna in ogni fase della vita, con un approccio basato sull’ascolto, sulla chiarezza e su percorsi personalizzati.