L’inseminazione intrauterina (IUI) è il primo gradino del percorso PMA: meno invasiva, ma indicata solo in situazioni specifiche. Quando ha senso, come si svolge passo per passo, percentuali di successo realistiche per età e quando è meglio passare ad altro.
Quando una coppia comincia a confrontarsi con il mondo della procreazione medicalmente assistita, una delle prime parole che incontra è “IUI”, o inseminazione intrauterina. È spesso il primo gradino del percorso PMA, quello meno invasivo, ed è anche quello su cui ho riscontrato più dubbi e fraintendimenti. Alcune coppie pensano sia “una FIVET semplificata” — non è così. Altre la considerano uno step quasi inutile, da saltare per andare diretti alle tecniche più avanzate — e neanche questo è corretto.
L’IUI è una tecnica con un suo posto preciso nel percorso di una coppia, con indicazioni mirate, vantaggi reali e limiti che vanno conosciuti prima di iniziare. In questo articolo voglio spiegarla in modo concreto: cos’è, come si svolge, in quali situazioni ha senso considerarla, quali sono le percentuali di successo realistiche e perché — in alcune coppie — è proprio il passaggio giusto, mentre in altre è preferibile orientarsi su tecniche più avanzate.
Da ginecologa che riceve la coppia in studio nelle prime fasi del percorso, mi capita spesso di essere il primo riferimento per orientare verso o lontano dalla IUI. Questo è esattamente quello che provo a fare in questo articolo.
Cos’è l’inseminazione intrauterina
L’inseminazione intrauterina (IUI, dall’inglese Intra-Uterine Insemination) è una tecnica di procreazione medicalmente assistita di primo livello, cioè la più semplice e meno invasiva tra quelle disponibili. Consiste nell’introduzione del liquido seminale, opportunamente preparato in laboratorio, direttamente nella cavità uterina della donna durante il periodo ovulatorio.
L’idea di fondo è semplice: facilitare l’incontro tra spermatozoo e ovocita, riducendo il percorso che gli spermatozoi devono compiere e aumentando il numero di spermatozoi mobili disponibili al momento giusto. La fecondazione, in questa tecnica, avviene comunque dentro il corpo della donna, all’interno delle tube. È questa la differenza fondamentale rispetto alle tecniche di secondo livello come la FIVET o la ICSI, dove la fecondazione avviene in laboratorio.
Per questa ragione la IUI viene spesso descritta come “la più vicina al concepimento naturale”. Lo è davvero, ma con due aiuti importanti: un trattamento del liquido seminale (chiamato capacitazione) che seleziona gli spermatozoi migliori, e nella maggior parte dei casi una stimolazione ormonale leggera dell’ovaio, che favorisce la maturazione di uno o due follicoli.
In Italia la IUI viene effettuata in centri autorizzati alla PMA. La normativa di riferimento è la Legge 40/2004, che disciplina tutte le tecniche di procreazione medicalmente assistita.
Quando è indicata: le situazioni in cui ha senso
La IUI non è adatta a tutte le coppie. Le condizioni di base perché abbia senso considerarla sono almeno tre: tube pervie (almeno una funzionante), liquido seminale con parametri non troppo compromessi, età della donna non troppo avanzata. Quando questi tre elementi sono presenti, esistono diverse indicazioni cliniche specifiche.
Infertilità inspiegata
È una delle indicazioni più frequenti. Si parla di infertilità inspiegata quando, dopo gli accertamenti standard, non si individua una causa precisa che spieghi la difficoltà a concepire. È una situazione frustrante per la coppia, ma non rara: si stima che in Italia rappresenti circa il 15-20% dei casi.
In queste coppie, soprattutto se la donna ha meno di 38 anni e i tentativi durano da almeno 12 mesi, la IUI è spesso il primo step proposto. Aumenta le probabilità di concepimento per ciclo rispetto al tentativo spontaneo, mantenendo un livello di invasività minimo.
Lieve alterazione del liquido seminale
Quando lo spermiogramma mostra alterazioni lievi — oligozoospermia di grado lieve, riduzione moderata della motilità — la IUI può essere efficace perché bypassa il muco cervicale (che può rallentare gli spermatozoi più deboli) e deposita un campione concentrato di spermatozoi mobili direttamente in utero.
Per alterazioni moderate o severe, invece, la IUI ha probabilità di successo molto più basse e in genere si preferisce passare direttamente a tecniche di secondo livello come la FIVET con ICSI.
Disturbi dell’ovulazione e cicli irregolari
In donne con cicli ovulatori irregolari — ad esempio nella sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) — la IUI con stimolazione ovarica controllata può aiutare a sincronizzare il momento dell’inseminazione con un’ovulazione “guidata” da farmaci. Per le pazienti con PCOS che cercano una gravidanza, è una delle opzioni a disposizione, da valutare insieme ad altre. Ne ho parlato anche nell’articolo dedicato alla sindrome dell’ovaio policistico.
Difficoltà nei rapporti sessuali
Esistono situazioni in cui i rapporti regolari nel periodo fertile non sono possibili o sono particolarmente difficoltosi: vaginismo importante, eiaculazione retrograda, alcune condizioni mediche. In questi casi la IUI può rappresentare un ponte concreto verso la gravidanza senza dover ricorrere subito a tecniche più invasive.
Endometriosi minima o lieve
Per donne con endometriosi al I-II stadio, tube pervie e buon quadro di coppia, la IUI è una opzione ragionevole, soprattutto se l’età lo permette. Per stadi più avanzati o con coinvolgimento tubarico, l’orientamento è generalmente verso la FIVET. Su questo torno nell’articolo specifico su endometriosi e fertilità.
Anomalie del muco cervicale o fattore cervicale
In alcune donne il muco cervicale può essere ostile al passaggio degli spermatozoi (per cause infiammatorie, post-chirurgiche, o non identificabili). La IUI bypassa il problema depositando gli spermatozoi direttamente in utero.
Inseminazione con seme da donatore
L’IUI con seme da donatore (IUI eterologa) è indicata in situazioni di azoospermia non trattabile, gravi malattie genetiche maschili o in coppie omosessuali femminili (in Italia, secondo la normativa attuale, questa possibilità è limitata: per dettagli aggiornati sul quadro normativo è bene fare riferimento a fonti istituzionali e al centro PMA scelto). Tornerò su questo punto nell’articolo dedicato a PMA pubblico, privato e Legge 40.
Quando la IUI non è indicata
È importante sapere anche quando la IUI non è la scelta migliore, per evitare di perdere tempo con una tecnica che non darà risultati. In linea generale, la IUI non è indicata o ha probabilità di successo molto basse quando:
- Le tube sono entrambe occluse o gravemente danneggiate
- Il liquido seminale ha alterazioni severe (oligo-asteno-teratozoospermia importante, azoospermia)
- L’età della donna è superiore a 40-42 anni — le percentuali di successo sono troppo basse e il tempo è una risorsa critica
- C’è una riserva ovarica significativamente ridotta (AMH molto basso, conta follicolare antrale ridotta)
- Sono già stati tentati più cicli di IUI senza successo (in genere si considera 4-6 cicli come limite oltre il quale non vale la pena insistere)
In tutti questi casi è meglio orientarsi direttamente verso la FIVET o l’ICSI. Il principio guida è sempre lo stesso: non perdere tempo con tecniche che non corrispondono alla situazione clinica, soprattutto quando l’età della donna lavora contro.
Come si svolge una IUI: il percorso passo per passo
Vado a descrivere come si articola un ciclo di IUI tipico. I dettagli possono variare leggermente da centro a centro, ma la struttura di base è questa.
1. La valutazione iniziale di coppia
Prima di iniziare, la coppia esegue gli accertamenti necessari per confermare l’indicazione: spermiogramma recente, valutazione della riserva ovarica, controllo della pervietà tubarica (tipicamente con isterosalpingografia), esami infettivologici di routine richiesti dalla normativa.
2. La stimolazione ovarica controllata
Nella maggior parte dei casi la IUI viene effettuata con stimolazione ovarica leggera, per aumentare le probabilità di successo rispetto al ciclo naturale. Si utilizzano in genere gonadotropine a basso dosaggio (FSH) per via sottocutanea, che si iniziano dal secondo o terzo giorno del ciclo e si protraggono per circa 8-12 giorni.
L’obiettivo è ottenere la maturazione di 1-2 follicoli, raramente 3. Stimolazioni più aggressive aumentano il rischio di gravidanze multiple e non vengono generalmente consigliate.
In alcuni casi selezionati la IUI può essere fatta anche su ciclo naturale (senza stimolazione), ma le percentuali di successo sono inferiori.
3. Il monitoraggio ecografico
Durante la stimolazione si effettuano controlli ecografici ravvicinati — di solito ogni 2-3 giorni — per valutare la crescita dei follicoli e modulare il dosaggio dei farmaci. Si associano in alcuni casi dosaggi di estradiolo per integrare l’informazione ecografica. Sul tema del monitoraggio ecografico dell’ovulazione ho un articolo dedicato che spiega più in dettaglio il funzionamento.
4. L’induzione dell’ovulazione
Quando il follicolo dominante raggiunge le dimensioni adeguate (in genere 18-20 mm di diametro), si induce l’ovulazione con un’iniezione di gonadotropina corionica umana (hCG). Questa iniezione “programma” l’ovulazione per circa 36 ore dopo, permettendo di pianificare con precisione il momento dell’inseminazione.
5. La preparazione del liquido seminale
Il giorno dell’inseminazione, il partner produce un campione di liquido seminale (in seguito a 2-3 giorni di astinenza). Il campione viene trattato in laboratorio con tecniche specifiche — chiamate capacitazione — che selezionano gli spermatozoi più mobili e di morfologia migliore, rimuovendo plasma seminale, leucociti e residui cellulari.
Il risultato è un campione concentrato e “purificato”, molto più efficace di quello eiaculato naturalmente.
6. L’inseminazione vera e propria
L’inseminazione è una procedura ambulatoriale che dura pochi minuti. La donna è in posizione ginecologica come per una visita normale. Si inserisce uno speculum vaginale, si pulisce delicatamente il collo dell’utero, e attraverso un catetere sottilissimo e flessibile il campione di liquido seminale viene depositato direttamente nella cavità uterina.
Non è doloroso. La maggior parte delle pazienti riferisce una sensazione simile a un Pap test. Dopo la procedura si rimane sdraiate per circa 10-20 minuti, poi si può riprendere la giornata normale.
7. La fase post-inseminazione e il test di gravidanza
Nei giorni successivi, in molti centri, viene prescritta una terapia di supporto luteale (progesterone). Dopo circa 14 giorni si esegue il test di gravidanza con il dosaggio del beta-hCG nel sangue. Si tratta del momento emotivamente più carico del ciclo, ed è giusto saperlo per affrontarlo con consapevolezza.
Le percentuali di successo: dati realistici
Veniamo a uno dei punti più importanti, quello che le coppie chiedono per primo. La percentuale di successo della IUI dipende da molti fattori, ma quello che pesa di più è — come per quasi tutte le tecniche di PMA — l’età della donna.
I dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità, attraverso il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita, sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita indicano percentuali di gravidanza per ciclo di IUI che si distribuiscono così:
- Donne ≤34 anni: circa il 12,7% per ciclo
- Donne 35-39 anni: percentuali progressivamente più basse
- Donne 40-42 anni: intorno al 5-7% per ciclo
- Donne ≥43 anni: circa 3,2% per ciclo
Sono numeri che possono sembrare bassi, soprattutto a chi se li aspetta vicini al 50%. Ma vanno letti correttamente: si tratta di percentuali per singolo ciclo, e la maggior parte dei centri propone fino a 6 cicli di IUI come tetto massimo. La probabilità cumulativa dopo più cicli aumenta significativamente.
Detto questo, vale un principio importante: se dopo 3-4 cicli di IUI ben condotti la gravidanza non arriva, è in genere il momento di rivalutare la strategia. In molti casi, soprattutto in donne sopra i 35 anni, conviene a quel punto passare a una FIVET, perché ulteriori cicli IUI difficilmente cambieranno il risultato.
Rischi e possibili complicanze
La IUI è una tecnica sicura, con un profilo di rischio molto contenuto. Le principali possibili complicanze sono:
- Crampi pelvici lievi e perdite di sangue minime dopo la procedura, in genere di breve durata
- Iperstimolazione ovarica: con i protocolli di stimolazione leggera tipici della IUI, è rara nelle forme moderate-severe, ma va monitorata
- Gravidanza multipla: il rischio è leggermente aumentato rispetto al concepimento spontaneo per via della stimolazione ovarica, motivo per cui si cerca di mantenere la maturazione follicolare a 1-2 follicoli
- Rare reazioni infiammatorie dopo l’inseminazione, gestibili facilmente
Dal punto di vista medico, è una procedura ben tollerata e ripetibile più volte senza particolari rischi cumulativi.
L’aspetto più impegnativo, semmai, è quello emotivo. Ogni ciclo richiede un investimento di tempo, di energie e di aspettative, e la frustrazione di un test negativo è reale. È un dato che le coppie non sempre considerano nelle prime fasi e che merita di essere affrontato apertamente prima di iniziare.
Quanto costa e dove farla
In Italia la IUI può essere effettuata sia nel sistema sanitario pubblico (con ticket, secondo le regole della propria regione) sia in centri privati convenzionati o privati puri.
Le liste d’attesa nel pubblico, in molte regioni del Sud Italia, possono essere significative. Da Palermo, le coppie che intraprendono questo percorso possono rivolgersi a centri pubblici della rete regionale o a strutture private autorizzate. Non entrerò qui nei dettagli dei costi, che variano molto da centro a centro, perché meritano un articolo a sé. Ne parlerò più estesamente nel prossimo approfondimento sul tema [PMA pubblico vs privato e Legge 40].
Quello che mi sento di dire come ginecologa: scegliere il centro giusto è importante quanto scegliere la tecnica giusta. La qualità del laboratorio di andrologia (per la preparazione del seme), l’esperienza dell’équipe e i tassi di successo dichiarati sono fattori che contano davvero, anche per una tecnica relativamente semplice come la IUI.
Una parola finale
La IUI è una tecnica con un ruolo ben definito nel percorso PMA: è il primo gradino, ed è la scelta giusta in molte situazioni — ma non in tutte. Quando è indicata, vale la pena tentarla con il giusto numero di cicli e poi, se non funziona, avere il coraggio di passare allo step successivo senza ostinarsi.
Da ginecologa, il mio compito nella prima fase è proprio questo: aiutare la coppia a capire se la IUI ha senso nel loro caso, quando è il momento di iniziarla, e dopo quanto tempo rivalutare la strategia se non porta risultati. Non sono io che eseguo la IUI — quella si fa nei centri di PMA — ma il dialogo con la propria ginecologa di riferimento può fare una differenza importante nel non perdere tempo e nel mantenere chiarezza nelle scelte.
Se siete una coppia che sta valutando un percorso di PMA, o che ne ha già iniziato uno e vuole un parere indipendente, sono a disposizione per una visita in cui fare il punto della situazione; mi occupo di fertilità di coppia e PMA a Palermo.
Fonti: ISSalute – Tecniche di procreazione medicalmente assistita

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Sono la Dott.ssa Maria Vullo, ginecologa specializzata in ostetricia, ginecologia e medicina della riproduzione.
Mi occupo della salute della donna in ogni fase della vita, con un approccio basato sull’ascolto, sulla chiarezza e su percorsi personalizzati.







