Esami in gravidanza dopo i 35 anni: la guida completa

Quali esami fare in gravidanza dopo i 35 anni? Dagli esami di routine allo screening prenatale (test combinato e NIPT), fino ad amniocentesi e villocentesi. Una guida chiara e aggiornata, anche su cosa è gratuito con i nuovi LEA. Nessun esame è obbligatorio: la scelta è sempre tua.

Donna in gravidanza dopo i 35 anni durante una visita di controllo

Sempre più donne affrontano la gravidanza dopo i 35 anni, ed è una notizia che racconta molto della società di oggi: maggiore stabilità prima della maternità, percorsi di vita più articolati, scelte più consapevoli. Dal punto di vista medico, però, l’età materna sopra i 35 anni viene definita “età materna avanzata”, e comporta alcune attenzioni in più nel percorso di controlli e di esami della gravidanza.

Una delle domande che mi sento porre più spesso in studio da chi aspetta un bambino dopo i 35 anni è proprio questa: “Quali esami devo fare? Ce ne sono di obbligatori?”. È una domanda legittima, ma contiene un piccolo equivoco che voglio chiarire subito, perché è importante: nessun esame in gravidanza è davvero “obbligatorio”. Gli esami e gli screening vengono offerti e raccomandati, ma la decisione di eseguirli spetta sempre alla donna, dopo essere stata informata. Questo vale per tutte le gestanti, e ancora di più per i test che riguardano la diagnosi prenatale, dove entrano in gioco scelte personali ed etiche che vanno rispettate.

In questo articolo faccio chiarezza su tutti i controlli previsti in una gravidanza dopo i 35 anni: gli esami di routine (uguali per tutte le età), gli screening prenatali, i test del DNA fetale, gli esami diagnostici invasivi, e cosa è cambiato di recente con i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza. L’obiettivo è darti un quadro chiaro per affrontare il percorso con serenità e con le informazioni giuste.


Perché l’età conta in gravidanza

Partiamo dal “perché”, così tutto il resto ha senso. Dopo i 35 anni, e in modo più marcato dopo i 38-40, aumenta statisticamente la probabilità di alcune condizioni. Le principali sono:

  • Anomalie cromosomiche del feto: la più nota è la trisomia 21 (sindrome di Down), ma anche la trisomia 18 e 13. Il rischio cresce con l’età materna perché aumenta la probabilità di errori nella divisione cromosomica dell’ovocita.
  • Alcune complicanze della gravidanza: come il diabete gestazionale, l’ipertensione e la preeclampsia, che vengono monitorate con più attenzione.

È importante mantenere le proporzioni: avere più di 35 anni non significa che la gravidanza andrà incontro a problemi. La grande maggioranza delle gravidanze dopo i 35 anni decorre in modo del tutto regolare e si conclude con la nascita di un bambino sano. Significa semplicemente che il monitoraggio viene calibrato con qualche attenzione in più, e che alcuni esami — in particolare quelli di screening cromosomico — assumono un rilievo maggiore. Su questo tema ho scritto anche un articolo più generale sulla gravidanza dopo i 35 anni.


Gli esami di routine: uguali a ogni età

Cominciamo da un punto rassicurante: gli esami di base della gravidanza sono gli stessi a tutte le età. Non è che dopo i 35 anni cambi tutto. Il calendario di controlli previsto per ogni gravidanza comprende:

  • Esami del sangue periodici: emocromo, gruppo sanguigno e fattore Rh, glicemia, funzionalità epatica e renale, sideremia
  • Sierologie per le infezioni: toxoplasmosi (ripetuta nel tempo se non immune), rosolia, citomegalovirus, epatiti B e C, HIV, sifilide
  • Esami delle urine periodici, per monitorare eventuali infezioni o segnali di rischio
  • Il test per il diabete gestazionale (minicarico/curva da carico di glucosio), in genere tra la 24ª e la 28ª settimana — e nelle donne con fattori di rischio, tra cui l’età sopra i 35 anni, può essere anticipato
  • Il tampone vaginale-rettale per lo Streptococco di gruppo B, verso la fine della gravidanza
  • Le ecografie ostetriche dei vari trimestri

A questi controlli di base, per le donne dopo i 35 anni, si affianca un’attenzione particolare alla diagnosi prenatale delle anomalie cromosomiche, di cui parlo nelle prossime sezioni.


Le ecografie in gravidanza

Le ecografie sono un capitolo a sé, e spesso generano confusione su “quante” e “quali” farne. Il percorso standard prevede tre ecografie principali:

  • Ecografia del primo trimestre (11–13 settimane): serve a datare con precisione la gravidanza, verificare la vitalità e il numero di embrioni, e — aspetto cruciale dopo i 35 anni — misurare la translucenza nucale, un parametro che entra nel calcolo del rischio cromosomico. Ne parlo in dettaglio nell’articolo sull’ecografia del primo trimestre.
  • Ecografia morfologica (19–21 settimane): è l’ecografia che studia in dettaglio l’anatomia del feto, organo per organo. È un esame di secondo livello, eseguito in centri di diagnostica prenatale dedicati.
  • Ecografia del terzo trimestre (30–34 settimane): valuta la crescita del feto, la quantità di liquido amniotico e la posizione della placenta. Ne parlo nell’articolo sull’ecografia del terzo trimestre.

Le ecografie di datazione e di accrescimento le eseguo direttamente nei miei studi; la morfologica, essendo un esame di secondo livello, viene effettuata in centri specializzati, e ti indico quando e dove farla.


Lo screening prenatale: dal test combinato al DNA fetale

Qui arriviamo al cuore della questione per le donne dopo i 35 anni: la valutazione del rischio di anomalie cromosomiche. È fondamentale capire una distinzione di base, perché tutto ruota intorno a questa:

  • I test di screening stimano una probabilità di rischio. Non danno una diagnosi: dicono “il rischio è alto o basso”. Sono non invasivi e sicuri.
  • I test diagnostici (amniocentesi, villocentesi) danno una certezza diagnostica, ma sono invasivi e comportano un piccolo rischio.

La logica del percorso moderno è: prima si fa uno screening (sicuro), e solo se il rischio risulta elevato si valuta un test diagnostico. Questo evita di esporre al rischio degli esami invasivi le donne che non ne hanno reale bisogno.

Il test combinato (bi-test + translucenza nucale)

Il test combinato è il primo livello di screening, offerto gratuitamente a tutte le gestanti. Combina due elementi: un prelievo di sangue materno (che dosa due sostanze, PAPP-A e free beta-hCG) e la misurazione ecografica della translucenza nucale tra l’11ª e la 13ª settimana. Da questi dati, insieme all’età materna, si calcola una stima del rischio per le principali trisomie.

Il test del DNA fetale (NIPT)

Il NIPT (test prenatale non invasivo) è la novità più importante degli ultimi anni. Si basa su un semplice prelievo di sangue materno, eseguibile dalla 10ª settimana, e analizza i frammenti di DNA fetale che circolano nel sangue della madre. Ha un’accuratezza molto elevata nello screening delle principali anomalie cromosomiche (trisomia 21, 18, 13 e anomalie dei cromosomi sessuali).

Attenzione però: anche il NIPT, per quanto molto preciso, resta un test di screening, non diagnostico. Un risultato positivo va sempre confermato con un test invasivo prima di prendere qualunque decisione. È un punto su cui insisto sempre, perché a volte viene presentato come se fosse una diagnosi definitiva, e non lo è.

Una novità importante sul fronte dei costi: per anni il NIPT è stato un esame quasi esclusivamente privato, con costi tra i 400 e gli 800 euro. Con l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il NIPT è stato inserito tra le prestazioni offerte dal Servizio Sanitario Nazionale per le gravidanze in cui il test combinato abbia evidenziato un rischio intermedio (in una fascia definita di rischio). L’applicazione concreta sta procedendo nelle diverse regioni, quindi conviene sempre verificare la disponibilità nella propria, ma è un passo avanti significativo per l’accessibilità.


Gli esami diagnostici invasivi: amniocentesi e villocentesi

Quando lo screening indica un rischio elevato, o in presenza di altre indicazioni cliniche, si può procedere con un test diagnostico invasivo, che fornisce una certezza sul corredo cromosomico del feto.

  • La villocentesi (prelievo dei villi coriali) si esegue tra l’11ª e la 13ª settimana.
  • L’amniocentesi (prelievo di liquido amniotico) si esegue in genere dalla 15ª-16ª settimana. È considerata il “gold standard” della diagnosi prenatale per l’affidabilità.

Entrambe comportano un piccolo rischio di aborto (oggi stimato molto basso in mani esperte). Per questo non vanno fatte “di default”, ma quando c’è una reale indicazione. Un dato importante e aggiornato: per le donne sopra i 35 anni, amniocentesi e villocentesi sono gratuite nel Servizio Sanitario Nazionale, così come per chi presenta un rischio aumentato allo screening.

Voglio sottolineare un punto delicato: la scelta di fare o non fare un test diagnostico invasivo è profondamente personale. Comporta riflessioni sul piccolo rischio della procedura, ma anche su come si vorrebbe gestire l’eventuale informazione. Non c’è una risposta “giusta” valida per tutte: c’è la risposta giusta per te, che va costruita con un’informazione corretta e, quando serve, con il supporto di una consulenza genetica. Il mio compito è darti tutti gli elementi e rispettare la tua decisione, qualunque essa sia.


Un percorso, non una lista di esami

Messa così, può sembrare un elenco infinito di test. In realtà, vissuto nella pratica, è un percorso ordinato e graduale, in cui ogni esame ha il suo momento e il suo senso. La cosa che fa davvero la differenza, soprattutto dopo i 35 anni, è avere un riferimento che coordina il tutto: che ti spiega cosa fare e quando, che interpreta i risultati con te, che adatta il percorso alla tua situazione specifica senza farti né mancare nulla né fare esami inutili.

È esattamente il modo in cui intendo l’accompagnamento alla gravidanza: non una serie di appuntamenti slegati, ma un percorso continuo in cui sei seguita dalla stessa persona, che conosce la tua storia. Ne parlo nella pagina dedicata all’ostetricia e gravidanza a Palermo.

E se la gravidanza è ancora un progetto — se stai pensando di cercarla dopo i 35 anni — il momento migliore per partire è ancora prima del concepimento, con una visita pre-concepimento in cui valutare salute, esami e integrazioni.


In sintesi

La gravidanza dopo i 35 anni richiede qualche attenzione in più, soprattutto sul fronte dello screening cromosomico, ma non è affatto un percorso ad ostacoli: la grande maggioranza di queste gravidanze decorre serenamente. Gli esami di base sono gli stessi di ogni età; ciò che cambia è il rilievo dato ai test di screening prenatale (test combinato, NIPT) e la possibilità, in caso di rischio elevato, di accedere agli esami diagnostici. Ricorda il principio di fondo: nessun esame è obbligatorio, tutto viene offerto e raccomandato, ma la scelta resta sempre tua.

Se aspetti un bambino dopo i 35 anni, o stai pianificando una gravidanza, sono a disposizione per accompagnarti nel percorso: possiamo impostare insieme il calendario dei controlli, interpretare i risultati passo passo e affrontare ogni fase con la giusta serenità.

Sono la Dott.ssa Maria Cristina Vullo, ginecologa a Palermo specializzata in ostetricia, ginecologia e medicina della riproduzione. Mi occupo della salute della donna in ogni fase della vita, con un approccio basato sull’ascolto, sulla chiarezza e su percorsi personalizzati.

Hai dubbi sulla tua salute ginecologica?

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