Come funziona il congelamento degli ovociti, chi può farlo, qual è l’età giusta e quali sono i risultati realistici. Una guida completa per una scelta consapevole.
Il congelamento degli ovociti è una delle procedure di medicina della riproduzione che negli ultimi anni ha registrato la crescita più rapida, anche in Italia. Un tempo riservata quasi esclusivamente alle donne che dovevano affrontare terapie oncologiche potenzialmente lesive per la fertilità, oggi viene scelta sempre più spesso da donne sane che vogliono preservare la propria capacità riproduttiva nel tempo — quello che comunemente viene chiamato social freezing.
È una scelta importante, e come tutte le scelte importanti merita di essere fatta con informazioni corrette. Non è una polizza assicurativa infallibile, non è un modo per “fermare il tempo” biologico, ma in molti casi è un’opzione concreta e ragionevole. In questo articolo spiego come funziona il processo, chi può trarne beneficio, quali sono i risultati realistici e cosa succede dopo.
Perché congelare gli ovociti
Le ragioni per cui una donna può decidere di congelare i propri ovociti si dividono in due grandi categorie.
Motivi medici
In alcuni casi il congelamento non è una scelta opzionale, ma una necessità. Le principali indicazioni mediche sono:
- Patologie oncologiche che richiedono chemioterapia, radioterapia pelvica o interventi chirurgici alle ovaie, che possono danneggiare o azzerare la riserva ovarica
- Endometriosi ovarica — le cisti endometriosiche (endometriomi) e i loro trattamenti chirurgici riducono la riserva ovarica nel tempo. In questi casi il congelamento preventivo degli ovociti può essere una scelta saggia, da valutare con il proprio ginecologo
- Patologie autoimmuni che richiedono terapie immunosoppressive
- Riduzione prematura della riserva ovarica documentata agli esami, anche in assenza di sintomi
Motivi non medici (social freezing)
Sempre più donne scelgono di congelare gli ovociti perché, pur non avendo una patologia, desiderano mantenere aperta la possibilità di una gravidanza futura senza la pressione biologica dell’orologio riproduttivo. Le motivazioni più frequenti sono l’assenza di un partner, la volontà di completare un percorso formativo o professionale, o semplicemente la consapevolezza di non essere ancora pronte.
Non esiste una risposta giusta o sbagliata: è una scelta personale, e il ruolo del medico è fornire gli strumenti per farla in modo consapevole.
L’età: perché conta così tanto
Il fattore più determinante per il successo del congelamento degli ovociti è l’età al momento del prelievo. Non l’età al momento dell’utilizzo.
Gli ovociti conservano le caratteristiche biologiche che avevano al momento del prelievo: un ovocita congelato a 28 anni e utilizzato a 40 avrà le caratteristiche di un ovocita da 28 anni. È questo il vantaggio principale della procedura.
Dal punto di vista pratico:
- Prima dei 30 anni è il momento ideale: la qualità degli ovociti è generalmente buona e la risposta alla stimolazione ovarica è prevedibile
- Tra i 30 e i 35 anni il congelamento ha ancora senso, ma potrebbero essere necessari più cicli per raccogliere un numero adeguato di ovociti
- Dopo i 35 anni i risultati diventano progressivamente meno prevedibili, sia in termini di quantità di ovociti recuperabili che di qualità
La valutazione della riserva ovarica — tramite dosaggio dell’AMH e conta dei follicoli antrali all’ecografia — è il primo passo per capire se e quando ha senso procedere. Ne parlo in dettaglio nell’articolo sui test della fertilità femminile.
Quanti ovociti servono
Una delle domande più frequenti, e la risposta dipende dall’età e dall’obiettivo.
I dati della letteratura indicano che per ottenere una buona probabilità di gravidanza futura sono necessari circa 10-15 ovociti maturi di buona qualità. In alcuni casi è necessario più di un ciclo di stimolazione per raggiungerli.
È importante essere realistiche: non tutte le donne rispondono allo stesso modo alla stimolazione, e non tutti gli ovociti raccolti sopravvivono al processo di scongelamento e alla fertilizzazione. Le percentuali di successo sono reali ma non garantite — ed è fondamentale che qualsiasi centro di PMA comunichi questi dati in modo trasparente.
Come funziona il processo
1. La valutazione preliminare
Prima di iniziare si effettuano una visita ginecologica, un’ecografia per contare i follicoli antrali, e alcuni esami del sangue tra cui l’AMH. Questa valutazione serve a definire il protocollo di stimolazione più adatto e a dare una stima realistica di quanti ovociti ci si può aspettare.
2. La stimolazione ovarica controllata
Per circa 10-14 giorni la donna si somministra quotidianamente ormoni (gonadotropine) tramite iniezioni sottocutanee, che stimolano le ovaie a sviluppare più follicoli contemporaneamente — normalmente ne matura uno solo per ciclo. Durante questo periodo vengono effettuati controlli ecografici e ormonali ravvicinati per monitorare la risposta e regolare le dosi.
3. Il pick-up ovocitario
Quando i follicoli hanno raggiunto le dimensioni adeguate, viene indotta la maturazione finale con una iniezione di hCG o di agonista del GnRH. Circa 36 ore dopo si effettua il prelievo degli ovociti (pick-up): una procedura ecoguidata, eseguita in anestesia locale o sedazione leggera, che dura circa 20-30 minuti. I follicoli vengono aspirati attraverso la parete vaginale con un ago sottile. È generalmente ben tollerata; dopo qualche ora di riposo la maggior parte delle donne torna a casa.
4. La vitrificazione
Gli ovociti maturi recuperati vengono immediatamente vitrificati — una tecnica di congelamento ultrarapido che forma pochissimi cristalli di ghiaccio e preserva la struttura cellulare meglio del congelamento lento tradizionale. Conservati in azoto liquido a -196°C, possono essere mantenuti per molti anni senza che la qualità si deteriori in modo significativo.
Rischi e effetti collaterali
Il congelamento degli ovociti è una procedura sicura, ma non priva di effetti collaterali.
Durante la stimolazione sono frequenti: gonfiore addominale, tensione alle ovaie, sbalzi d’umore, stanchezza. Nella maggior parte dei casi sono lievi e transitori.
La complicanza più seria, sebbene rara, è la sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS): le ovaie reagiscono in modo eccessivo alla stimolazione, gonfiandosi e causando accumulo di liquidi. Nella forma lieve è gestibile a domicilio; nelle forme moderate o severe richiede monitoraggio medico. I protocolli moderni hanno ridotto significativamente l’incidenza delle forme gravi.
I tassi di successo: dati realistici
È giusto avere aspettative realistiche. Il tasso di nascita per ovocita scongelato è stimato tra il 5% e il 10% circa, a seconda dell’età al momento del prelievo e della qualità del laboratorio. Come esempio, con 10 ovociti di una donna di 32 anni la probabilità cumulativa di ottenere una gravidanza si attesta intorno al 20-30%, e comunque non è garantita.
I centri di PMA in Italia sono tenuti a comunicare i propri dati di successo. È un elemento da considerare nella scelta del centro, insieme alla qualità del laboratorio di criobiologia e all’esperienza del team.
Dopo il congelamento: cosa succede
Gli ovociti restano conservati fino al momento in cui la donna decide di utilizzarli. A quel punto si procede con la fertilizzazione in vitro (FIVET): gli ovociti vengono scongelati, fecondati in laboratorio con il liquido seminale del partner o di un donatore, e gli embrioni ottenuti vengono trasferiti in utero.
In Italia la normativa sulla PMA (Legge 40/2004 e successive modifiche) regolamenta l’utilizzo degli ovociti crioconservati. È importante conoscere questi aspetti prima di iniziare il percorso, anche per evitare sorprese legate a possibili cambiamenti di vita futuri.
Gli ovociti possono essere conservati a lungo — i dati disponibili indicano che non vi è un deterioramento significativo della qualità nel tempo — ma ogni centro applica i propri protocolli di conservazione e rinnovo del contratto.
Prima di decidere: cosa valutare
Il congelamento degli ovociti non è adatto a tutte, e non in ogni momento. Vale la pena valutarlo insieme a una ginecologa che possa leggere la tua situazione specifica — riserva ovarica, età, storia clinica, obiettivi — senza vendere aspettative irrealistiche.
Se stai pensando a questa possibilità, il punto di partenza è una visita pre-concepimento o una visita ginecologica dedicata in cui approfondire la valutazione della fertilità. Gli esami fondamentali da fare prima di qualsiasi decisione sono il dosaggio dell’AMH e l’ecografia per la conta follicolare.
Una parola finale
Il congelamento degli ovociti è uno strumento potente, non una soluzione universale. Può dare serenità e ampliare le possibilità riproduttive future, ma non azzera il tempo biologico e non garantisce una gravidanza.
La preservazione della fertilità è particolarmente rilevante in caso di menopausa precoce.
La scelta più saggia è quella informata: capire cosa si può realisticamente aspettare, in quale finestra temporale ha senso agire e quali sono i passi concreti per farlo. Se vuoi approfondire la crioconservazione degli ovociti a Palermo, sono a disposizione per una visita.

Hai dubbi sulla tua salute ginecologica?
Sono la Dott.ssa Maria Vullo, ginecologa specializzata in ostetricia, ginecologia e medicina della riproduzione.
Mi occupo della salute della donna in ogni fase della vita, con un approccio basato sull’ascolto, sulla chiarezza e su percorsi personalizzati.







