La pillola aumenta davvero il rischio di trombosi? Ecco perché succede, quanto è reale il rischio in termini concreti, chi deve fare più attenzione, le alternative senza estrogeni e i segnali da non ignorare.
“Ho paura che la pillola mi faccia venire una trombosi.” È probabilmente il timore che sento nominare più spesso quando parlo di contraccezione. È una preoccupazione legittima, perché il legame tra pillola e trombosi esiste davvero; ma è anche un tema su cui circolano molta ansia e poche informazioni corrette. Come quasi sempre in medicina, la verità sta nel mezzo: il rischio è reale, ma va inquadrato nella giusta prospettiva e, soprattutto, gestito con una valutazione attenta prima di iniziare. In questo articolo ti spiego perché la pillola può aumentare il rischio di trombosi, quanto è concreto questo rischio, chi deve fare più attenzione e quali segnali non vanno mai ignorati.
Cos’è la trombosi
Con il termine trombosi si intende la formazione di un coagulo di sangue all’interno di un vaso. La forma di cui parliamo qui è la trombosi venosa profonda, che colpisce soprattutto le vene delle gambe. Il rischio maggiore è che una parte del coagulo si stacchi e raggiunga i polmoni, causando un’embolia polmonare, una condizione seria. È una malattia relativamente rara nella popolazione generale – l’ISSalute indica circa un caso all’anno ogni 1.000 persone, con probabilità che aumenta con l’età – ma è proprio la sua potenziale gravità a renderla un tema da prendere sul serio.
Perché la pillola aumenta il rischio
Il punto chiave è uno: gli estrogeni. I contraccettivi ormonali combinati – la pillola classica, ma anche il cerotto e l’anello vaginale – contengono estrogeno e progestinico. L’estrogeno influisce sui fattori della coagulazione del sangue, spostando leggermente l’equilibrio verso una maggiore tendenza a formare coaguli.
Questo dettaglio spiega anche una distinzione fondamentale: i metodi a base di solo progestinico – come la minipillola, l’impianto sottocutaneo o la spirale ormonale – non comportano questo aumento del rischio trombotico. È il motivo per cui, nelle donne con fattori di rischio, si preferiscono proprio queste alternative senza estrogeni.
Quanto è reale il rischio? I numeri in prospettiva
Qui voglio darti dei numeri concreti, perché aiutano più di mille rassicurazioni generiche. Secondo i dati diffusi nel 2024 dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), in accordo con l’Agenzia Europea del Farmaco:
- tra le donne che non usano contraccettivi ormonali combinati, i casi di tromboembolia venosa sono circa 2 ogni 10.000 all’anno;
- tra le donne che usano pillole con alcuni progestinici (come levonorgestrel), i casi salgono a circa 5-7 ogni 10.000 all’anno;
- con altre formulazioni il rischio è un po’ più alto e, a seconda del progestinico, può arrivare a circa 9-12 ogni 10.000 (i valori più alti riguardano progestinici come desogestrel, gestodene e drospirenone).
Come vedi, il rischio aumenta, ma resta in termini assoluti basso. Per dare un ulteriore metro di paragone: la gravidanza stessa e, ancora di più, il periodo dopo il parto comportano un rischio di trombosi più elevato di quello della pillola. Non lo dico per minimizzare, ma per collocare la paura nella realtà dei fatti. Un altro dato utile: il rischio è più alto nel primo anno di utilizzo e quando si riprende la pillola dopo una pausa di alcune settimane.
Non tutte le pillole sono uguali
Un aspetto poco noto è che il rischio trombotico varia a seconda del tipo di progestinico contenuto e del dosaggio di estrogeno. Alcune combinazioni comportano un rischio leggermente superiore ad altre. È una delle ragioni per cui la scelta della pillola non è mai “una vale l’altra”: la molecola giusta si sceglie anche in base al tuo profilo di rischio. Ne parlo più in generale nell’articolo sulla pillola anticoncezionale.
Chi deve fare più attenzione
Il rischio non è uguale per tutte. Aumenta in modo significativo in presenza di alcuni fattori, che vanno sempre valutati prima di prescrivere un contraccettivo con estrogeni:
- una storia personale o familiare di trombosi o embolia;
- alcune trombofilie, cioè predisposizioni ereditarie alla coagulazione;
- il fumo, soprattutto dopo i 35 anni;
- il sovrappeso importante;
- l’immobilità prolungata (ad esempio dopo un intervento o durante lunghi viaggi);
- alcune forme di emicrania con aura;
- l’età più avanzata e la pressione alta non controllata.
Quando sono presenti uno o più di questi fattori, la pillola combinata può essere sconsigliata, e si opta per metodi senza estrogeni o non ormonali.
Come si riduce il rischio: la valutazione prima di iniziare
La sicurezza della contraccezione ormonale passa quasi tutta da un momento: la raccolta accurata della storia clinica prima della prescrizione. Non è una formalità: è proprio lì che si individuano i fattori di rischio e si sceglie il metodo più adatto e sicuro per te. Se emergono elementi di attenzione, oggi abbiamo ottime alternative senza estrogeni – dall’impianto sottocutaneo alla spirale – che offrono un’efficacia elevata senza il rischio trombotico legato agli estrogeni.
Merita un cenno il periodo dopo il parto, in cui il rischio di trombosi è naturalmente più alto e i metodi con estrogeni vengono evitati nelle prime settimane: un tema che approfondisco nell’articolo sulla contraccezione dopo il parto e in allattamento.
I segnali d’allarme da non ignorare
Se usi la pillola (o un altro metodo combinato), è importante conoscere i sintomi che potrebbero indicare una trombosi e che richiedono di rivolgersi subito a un medico o al pronto soccorso:
- dolore, gonfiore, calore o arrossamento a una sola gamba, in particolare al polpaccio;
- dolore al petto improvviso, difficoltà a respirare o respiro affannoso;
- tosse improvvisa, a volte con tracce di sangue.
Sono situazioni rare, ma saperle riconoscere permette di intervenire tempestivamente. Allo stesso modo, se devi affrontare un intervento chirurgico o un lungo periodo di immobilità, informa il medico che assumi un contraccettivo ormonale.
Non smettere per paura, ma parlarne
Un ultimo consiglio pratico: se stai già assumendo la pillola e ti sei spaventata leggendo qualcosa, non sospenderla di colpo per timore senza un confronto. Interrompere in modo impulsivo può esporti a una gravidanza indesiderata, e la decisione va presa insieme, valutando il tuo caso. Se hai dubbi, la cosa giusta è chiedere: una consulenza serve esattamente a questo. Trovi qualche spunto anche nell’articolo su quando fare una consulenza contraccettiva.
In conclusione
Il legame tra pillola e trombosi è reale, ma il rischio – in una donna sana, senza fattori predisponenti e con il metodo giusto – resta basso, inferiore per esempio a quello della gravidanza stessa. La chiave della sicurezza non è rinunciare per paura, ma scegliere in modo informato: una valutazione attenta prima di iniziare permette di individuare chi deve evitare gli estrogeni e di offrire, in quei casi, alternative altrettanto efficaci. Mi occupo di consulenza contraccettiva a Palermo: durante una visita valutiamo insieme la tua storia e i tuoi fattori di rischio, per scegliere il contraccettivo più adatto e sicuro per te. Se vuoi orientarti tra tutte le opzioni, può aiutarti la panoramica su come scegliere il metodo contraccettivo giusto.
Fonti: ISSalute – Trombosi venosa profonda; ISSalute – Contraccezione e metodi contraccettivi; dati sul rischio tromboembolico da Nota Informativa Importante AIFA-EMA, 2024.

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Sono la Dott.ssa Maria Vullo, ginecologa specializzata in ostetricia, ginecologia e medicina della riproduzione.
Mi occupo della salute della donna in ogni fase della vita, con un approccio basato sull’ascolto, sulla chiarezza e su percorsi personalizzati.







