Con la menopausa le ossa si indeboliscono più in fretta. Ecco perché aumenta il rischio di osteoporosi e come proteggerle davvero: fattori di rischio, diagnosi con la MOC, alimentazione, movimento e terapie.
Di osteoporosi si parla spesso solo quando è troppo tardi, cioè dopo una frattura. Eppure è una delle conseguenze più importanti – e più silenziose – della menopausa, e una di quelle su cui possiamo fare davvero molto in termini di prevenzione. La chiamano “malattia silente” proprio perché non dà sintomi finché l’osso non si rompe, magari per una caduta banale. La buona notizia è che la menopausa, pur essendo il momento in cui il rischio cresce, è anche l’occasione giusta per prendersi cura delle proprie ossa in modo consapevole. In questo articolo ti spiego perché menopausa e osteoporosi sono così legate e, soprattutto, cosa puoi fare concretamente.
Perché la menopausa mette a rischio le ossa
Le nostre ossa non sono strutture “ferme”: si rinnovano continuamente, in un equilibrio tra cellule che rimuovono osso vecchio e cellule che ne costruiscono di nuovo. Gli estrogeni hanno un ruolo protettivo fondamentale in questo equilibrio, perché frenano il riassorbimento osseo. Quando, con la menopausa, gli estrogeni calano, questo freno viene meno: il riassorbimento prende il sopravvento sulla ricostruzione, e la densità minerale dell’osso comincia a ridursi.
Il fenomeno è particolarmente marcato nei primi anni dopo la menopausa, quando la perdita di massa ossea è più rapida. È per questo che la finestra della perimenopausa e dei primi anni successivi è così importante: è il momento in cui intervenire fa la differenza maggiore. Se stai iniziando ad avvertire i cambiamenti di questa fase, può esserti utile leggere l’articolo sui primi segnali della perimenopausa dopo i 40 anni.
Cos’è l’osteoporosi
L’osteoporosi è una condizione in cui l’osso diventa più fragile e poroso, e quindi più esposto alle fratture. I punti più frequentemente colpiti sono il polso, le vertebre e il femore, in particolare la zona vicino all’anca. Il problema, come accennavo, è che non dà segnali: molte donne scoprono di averla solo dopo una frattura avvenuta per un trauma minimo, a volte per una semplice caduta domestica. Proprio per questo la prevenzione e la diagnosi precoce contano più della cura a danno avvenuto.
I fattori di rischio da conoscere
Non tutte le donne hanno lo stesso rischio. Alcuni fattori non sono modificabili, ma conoscerli aiuta a capire quanto essere attente:
- l’età e il numero di anni dalla menopausa;
- una menopausa precoce o un’insufficienza ovarica prematura, che anticipano il calo estrogenico (ne parlo nell’articolo dedicato alla menopausa precoce);
- la familiarità, cioè casi di osteoporosi o fratture nei genitori;
- una corporatura minuta e un basso peso;
- alcune malattie e terapie prolungate (per esempio l’uso protratto di cortisonici).
Ci sono poi fattori su cui possiamo agire: il fumo, l’eccesso di alcol, la sedentarietà e una dieta povera di calcio e vitamina D. Sono proprio questi il terreno su cui costruire la prevenzione.
La diagnosi: la MOC
Lo strumento principale per valutare la salute delle ossa è la MOC (mineralometria ossea computerizzata, o densitometria), un esame semplice e non invasivo che misura la densità minerale ossea e permette di stimare il rischio di frattura. Non serve a tutte allo stesso momento: l’indicazione a eseguirla dipende dall’età, dalla presenza di fattori di rischio e dalla storia clinica. In presenza di più fattori di rischio, o dopo una menopausa precoce, ha senso parlarne prima. Puoi trovare una descrizione dell’esame sul portale ISSalute dedicato alla MOC. Durante una visita valutiamo insieme se e quando è opportuno eseguirla nel tuo caso.
La prevenzione a tavola: calcio e vitamina D
L’alimentazione è uno dei pilastri della prevenzione. Il calcio è il mattone principale dell’osso: latte e latticini ne sono ricchi, ma anche alcune acque minerali, i legumi, la frutta secca e alcune verdure a foglia contribuiscono. L’obiettivo non è “esagerare”, ma garantire un apporto adeguato e costante.
La vitamina D è altrettanto importante, perché permette all’organismo di assorbire e fissare il calcio nelle ossa. La produciamo soprattutto grazie all’esposizione alla luce solare, motivo per cui la carenza è molto diffusa, specie in inverno e nelle persone poco esposte al sole. Quando è presente una carenza documentata, il medico può indicare un’integrazione: come sottolinea anche l’Istituto Superiore di Sanità, l’integrazione ha senso soprattutto in chi ne ha davvero bisogno, non come abitudine indiscriminata. Anche qui, un consiglio personalizzato vale più di una regola generale.
Il movimento: il “farmaco” più sottovalutato
Se dovessi indicare un singolo intervento capace di proteggere le ossa e non solo, sarebbe l’attività fisica. L’osso risponde al carico: gli esercizi in cui il corpo sostiene il proprio peso – camminare a passo svelto, salire le scale, ballare – e soprattutto gli esercizi di forza con i muscoli stimolano l’osso a mantenersi denso e robusto.
Non meno importante è l’allenamento dell’equilibrio, perché gran parte delle fratture nasce da una caduta: migliorare stabilità e forza muscolare riduce il rischio di cadere. Il movimento, inoltre, aiuta a gestire il peso e il benessere generale di questa fase, un tema che approfondisco nell’articolo sull’aumento di peso in menopausa. Bastano costanza e gradualità: non serve diventare atlete, serve muoversi con regolarità.
Lo stile di vita e la prevenzione delle cadute
Smettere di fumare e moderare l’alcol hanno un effetto diretto sulla salute ossea. A questo si aggiunge la prevenzione delle cadute in casa, spesso trascurata: buona illuminazione, eliminazione dei tappeti scivolosi, calzature adeguate, corrimano dove serve. Sono accorgimenti semplici che, soprattutto con l’avanzare degli anni, evitano molte fratture.
Quando servono i farmaci e il ruolo della terapia ormonale
Quando la MOC evidenzia un’osteoporosi già presente o un rischio elevato di frattura, lo stile di vita da solo può non bastare e diventano indicati farmaci specifici per rinforzare l’osso, prescritti e monitorati dallo specialista di riferimento.
Un discorso a parte merita la terapia ormonale sostitutiva: gli estrogeni proteggono l’osso e riducono la perdita di densità. Tuttavia, come chiarisce l’ISSalute, la TOS non viene prescritta con il solo scopo di prevenire l’osteoporosi se non ci sono anche disturbi della menopausa da trattare: in quei casi si preferiscono altre strategie. Quando invece una donna ha vampate o altri sintomi importanti e allo stesso tempo un rischio osseo, la protezione dell’osso diventa un beneficio aggiuntivo prezioso. Ne parlo in modo approfondito nell’articolo sulla terapia ormonale sostitutiva in menopausa.
Iniziare per tempo fa la differenza
Il messaggio che vorrei lasciarti è che l’osteoporosi non è un destino ineluttabile della menopausa: è in buona parte prevenibile, e la prevenzione è tanto più efficace quanto prima si comincia. Non serve aspettare i primi problemi. Già nella transizione menopausale possiamo valutare il tuo profilo di rischio, decidere se e quando eseguire una MOC, e costruire insieme un piano fatto di alimentazione, movimento e, se serve, terapie mirate. Mi occupo di Menopausa e benessere femminile a Palermo: prendersi cura delle ossa oggi significa mantenere autonomia e serenità negli anni a venire.
Fonti: ISSalute – Osteoporosi: cause e cure; ISSalute – MOC (mineralometria ossea computerizzata); EpiCentro – Istituto Superiore di Sanità, Osteoporosi e prevenzione.

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Sono la Dott.ssa Maria Vullo, ginecologa specializzata in ostetricia, ginecologia e medicina della riproduzione.
Mi occupo della salute della donna in ogni fase della vita, con un approccio basato sull’ascolto, sulla chiarezza e su percorsi personalizzati.







