HPV positivo: cosa significa davvero e cosa fare dopo

Ricevere un test HPV positivo spaventa, ma nella grande maggioranza dei casi l’infezione si risolve da sola. Ecco cosa significa davvero, quali sono i passaggi successivi e quando serve approfondire.

Donna in consulenza con la ginecologa per il risultato di un test HPV positivo

Ricevere il referto di un test HPV positivo è uno dei momenti che genera più ansia tra i miei appuntamenti. La reazione è quasi sempre la stessa: «Ho un virus che causa il tumore». Facciamo chiarezza subito, perché la realtà è molto più rassicurante di quanto sembri: positivo al test HPV non significa avere un tumore, né avere una lesione. Significa soltanto che, in questo momento, è presente il virus.

Nella maggior parte dei casi quel virus se ne andrà da solo. Vediamo insieme cosa dice davvero il tuo referto e cosa succede adesso.

Cosa significa “HPV positivo”

L’HPV (Papillomavirus umano) è un virus molto comune, che si trasmette per contatto di cute e mucose. Come documenta l’Istituto Superiore di Sanità, si stima che fino all’80% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita, con un picco nelle giovani donne fino ai 25 anni. Non è quindi un evento raro, né il segnale di comportamenti “a rischio”: è la norma.

Il test HPV (o HPV DNA test) cerca la presenza del materiale genetico del virus nelle cellule del collo dell’utero. Un risultato positivo dice una cosa sola: il virus c’è. Non dice che le cellule siano alterate, non dice da quanto tempo è presente, non dice che si svilupperà una malattia.

Se vuoi capire meglio la differenza tra i due esami usati nello screening, ne parlo nell’articolo su Pap test e HPV test: differenze e quando farli.

HPV positivo non vuol dire tumore

Questo è il punto più importante, e vale la pena ripeterlo con i numeri alla mano.

Il 60-90% delle infezioni da HPV, comprese quelle da tipi oncogeni, si risolve spontaneamente entro 1-2 anni dal contagio: il sistema immunitario elimina il virus prima che possa produrre qualsiasi effetto. Solo una minoranza di infezioni diventa persistente, cioè resta nel tempo.

E anche in quel caso i tempi sono lunghi: servono in media circa 5 anni perché compaiano lesioni precancerose, e possono passare decenni prima che si sviluppi un carcinoma. È esattamente questa lentezza a rendere lo screening così efficace: c’è tutto il tempo per accorgersene e intervenire molto prima che si crei un problema serio.

Ne parlo più diffusamente nell’articolo su tumore del collo dell’utero: screening, sintomi e prevenzione.

Non tutti gli HPV sono uguali

Sono stati identificati oltre cento tipi di Papillomavirus. Si dividono in due grandi gruppi:

  • HPV a basso rischio: non causano tumori. Alcuni tipi possono provocare i condilomi (verruche genitali), fastidiosi ma benigni.
  • HPV ad alto rischio (oncogeni): sono quelli che lo screening cerca. I tipi 16 e 18 da soli sono responsabili di oltre il 70% dei tumori del collo dell’utero; aggiungendo i tipi 45, 31, 33, 52, 58 e 35 si arriva a coprire quasi il 90% dei casi.

Per questo molti laboratori non si limitano a scrivere “positivo”, ma specificano se si tratta dei tipi 16 o 18 oppure di altri tipi ad alto rischio: è un’informazione che può cambiare il percorso dei controlli.

Cosa succede dopo un test HPV positivo

Qui sta la parte che di solito tranquillizza di più: esiste un percorso preciso e collaudato, non si improvvisa nulla.

1. Si esegue il Pap test. Sul campione prelevato viene analizzata la citologia, cioè l’aspetto delle cellule. Serve a capire se il virus ha prodotto qualche alterazione.

2. Se il Pap test è positivo, cioè mostra alterazioni delle cellule, si passa alla colposcopia: un esame che permette di osservare da vicino il collo dell’utero con una lente d’ingrandimento e, se necessario, di eseguire un piccolo prelievo mirato. Non è un intervento: è un esame ambulatoriale di approfondimento.

3. Se il Pap test è negativo, non serve fare nulla di invasivo: si ripete il test HPV dopo 12 mesi. Molto spesso, a quel controllo, il test è già diventato negativo perché l’organismo ha eliminato il virus da solo, e si rientra nel percorso di screening ordinario.

4. Se a 12 mesi il test HPV è ancora positivo, significa che l’infezione è persistente: a quel punto si procede comunque con la colposcopia, anche in assenza di alterazioni citologiche. È il modo per non lasciare nulla al caso proprio nei casi che meritano più attenzione.

Su questo voglio essere trasparente con le mie pazienti: la colposcopia non la eseguo personalmente nel mio studio. Quando serve, ti indirizzo a un collega o a un centro di riferimento a Palermo, spiegandoti esattamente cosa ti aspetta e continuando a seguirti nel percorso.

Da dove arriva l’infezione (e perché non è questione di colpe)

Una delle domande che ricevo più spesso, quasi sempre a voce bassa, è: «Vuol dire che il mio compagno mi ha tradita?».

Quasi sempre la risposta è no. L’HPV può restare silente per anni, anche molti, senza dare alcun segno e senza essere rilevabile. Un test positivo oggi non dice quando è avvenuto il contagio: potrebbe risalire a una relazione di molto tempo prima. Per questo l’HPV non è un indicatore di infedeltà, e trasformarlo in un sospetto crea sofferenza inutile dentro una coppia.

Il preservativo riduce il rischio di trasmissione ma non lo elimina del tutto, perché il virus può infettare anche la cute non coperta dal profilattico.

Cosa aiuta l’organismo a eliminare il virus

Non esiste un farmaco che “curi” l’HPV: si trattano le eventuali lesioni, non il virus in sé. Ci sono però fattori che influenzano la capacità dell’organismo di liberarsene.

Il fumo di sigaretta è il più importante tra quelli su cui puoi agire: è riconosciuto come cofattore nella progressione da infezione a lesione precancerosa. Smettere di fumare è, concretamente, la cosa più utile che puoi fare in questa situazione.

Contano anche le condizioni che indeboliscono le difese immunitarie e la presenza di altre infezioni sessualmente trasmesse. Uno stile di vita equilibrato — sonno, alimentazione, attività fisica — sostiene la risposta immunitaria.

Diffida invece di integratori, ovuli o rimedi presentati come “cura per l’HPV”: non esistono prove che eliminino il virus.

Il vaccino serve se sono già positiva?

Il vaccino non cura un’infezione già in corso. Può però avere senso, perché protegge dai tipi di HPV che non hai ancora incontrato: essere positive a un tipo non significa esserlo per tutti gli altri.

In Italia la vaccinazione è offerta gratuitamente in età adolescenziale, ma può essere valutata anche in età adulta. Ne parlo nel dettaglio nell’articolo su vaccino HPV: quando farlo, anche da adulti. È una valutazione che facciamo insieme, caso per caso.

Una precisazione importante: essere vaccinate non sostituisce lo screening. I vaccini non coprono tutti i tipi oncogeni, quindi Pap test e HPV test vanno comunque eseguiti secondo il calendario.

Nel frattempo, cosa devo fare?

Molto meno di quello che immagini:

  • Non serve interrompere la vita sessuale. Può essere utile parlarne col partner, senza drammi.
  • Non servono esami “extra” di iniziativa. Il percorso dello screening è già costruito per intercettare tutto in tempo utile.
  • Serve invece rispettare i controlli. Il vero rischio non è l’HPV positivo: è perdere di vista i controlli successivi.
  • Se compaiono perdite anomale o sanguinamenti, parlane con la tua ginecologa senza aspettare la scadenza del controllo: ne parlo in perdite vaginali: quando preoccuparsi.

Come affrontiamo un HPV positivo nel mio studio a Palermo

Quando una paziente arriva con un referto positivo, il tempo della visita lo dedico soprattutto a due cose: spiegare e programmare.

Spiegare, perché gran parte dell’ansia nasce dal non sapere cosa significhi davvero quel foglio. E programmare, perché la gestione dell’HPV è fatta di controlli distribuiti nel tempo: stabiliamo insieme quando ripetere il test, cosa monitorare e a chi rivolgersi se serve una colposcopia.

Eseguo il prelievo per Pap test e HPV test direttamente in studio, insieme alla visita ginecologica e, quando indicato, all’ecografia. Trovi il quadro completo dei controlli nella pagina dedicata alla prevenzione ginecologica a Palermo.

Domande frequenti

Un HPV positivo può diventare negativo?
Sì, ed è ciò che accade nella maggior parte dei casi: il 60-90% delle infezioni si risolve spontaneamente entro 1-2 anni. Per questo, con Pap test negativo, si ripete il test HPV a 12 mesi: se nel frattempo è diventato negativo, si torna al normale calendario di screening.

HPV positivo significa che ho un tumore?
No. Significa solo che il virus è presente. Perché si sviluppino alterazioni importanti serve un’infezione persistente per molti anni, e accade solo in una minoranza di casi. Lo screening esiste proprio per intercettarle molto prima.

Devo dirlo al mio partner?
Parlarne è utile, ma senza allarmismi: l’HPV è estremamente comune e può essere presente da anni senza sintomi. Non è un indicatore di tradimento.

Il preservativo protegge dall’HPV?
Riduce il rischio ma non lo azzera, perché il virus può infettare anche la cute non coperta dal profilattico.

Posso vaccinarmi se sono già positiva?
Il vaccino non elimina l’infezione in corso, ma può proteggerti dai tipi che non hai ancora contratto. È una valutazione da fare insieme in visita.

Ogni quanto devo ripetere i controlli?
In caso di HPV positivo con Pap test negativo, il test HPV si ripete dopo 12 mesi. Se a quel controllo il virus è ancora presente, si procede con la colposcopia. Se invece il Pap test è positivo fin da subito, la colposcopia viene programmata direttamente. Il calendario personalizzato lo stabiliamo in visita.

Fonti

Hai dubbi sulla tua salute ginecologica?

Hai dubbi sulla tua salute ginecologica?

Sono la Dott.ssa Maria Vullo, ginecologa specializzata in ostetricia, ginecologia e medicina della riproduzione.
Mi occupo della salute della donna in ogni fase della vita, con un approccio basato sull’ascolto, sulla chiarezza e su percorsi personalizzati.